Il processo per la morte di Maradona sta andando in scena in Argentina tra momenti di tensione e il dolore dei tifosi e dei familiari. L'edizione odierna de Il Mattino si è soffermata sulla testimonianza del commissario di Tigre di allora, novembre 2020. A seguire un estratto dell'articolo.


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Processo Maradona, il racconto del commissario: “In casa non c’era il defibrillatore”
Il processo per la morte di Maradona
—"A rivolgere le domande al commissario Borge l'avvocato Fernando Burlando, legale di Dalma e Gianinna Maradona, figlie di Diego e Claudia Villafane. Ascoltati nella terza udienza del processo altri tre commissari: Javier Mendoza, Carlos Carranza e Lucas Farias. In aula non si sono visti familiari di Diego, al contrario di quanto era accaduto in occasione della prima udienza martedì 11. I procuratori Cosme Iribarren e Patricio Ferrari hanno annunciato che dal lungo elenco di testimonianze ne sono stati eliminati 48, proprio per accelerare i tempi del processo, che dovrebbe concludersi entro l'estate. Borge ha ricostruito quelle drammatiche ore del 25 novembre 2020. Alle 13 aveva ricevuto una chiamata che lo informava che Maradona era scompensato. Successivamente gli venne comunicato che il più grande calciatore al mondo era morto".
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La testimonianza del commissario Borge
—"Maradona era adagiato in un letto normale, non uno di quelli che si adoperano negli ospedali. E in casa non c'era il defibrillatore. Quando sono arrivato, verso le 14, non c'era nessuno dentro casa. Il commissario capo Farias è arrivato e ha iniziato a far sgomberare le persone che erano lì: familiari, personale medico e personale delle pulizie, dopo averle identificate. La camera da letto era già inaccessibile. Maradona era coperto da un lenzuolo bianco, come se stesse dormendo. L'unica cosa che ricordo è che aveva la pancia molto gonfia".
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