Nella stagione successiva, però, arrivò un giovane tecnico proveniente dall'Atalanta, reduce da un ottimo ottavo posto per l'epoca e destinato a fare grandi cose: Marcello Lippi. L'allenatore, poi campione del mondo nel 2006 con l'Italia, plasmò un buon Napoli nonostante le dolorose cessioni di Careca, Zola, Crippa e Galli. Ebbe la grande intuizione di lanciare i giovani Taglialatela tra i pali, Fabio Cannavaro al centro della difesa e Fabio Pecchia a centrocampo. In attacco rimase il terminale offensivo Daniel Fonseca affiancato dal giovane attaccante Paolo Di Canio, grande protagonista del match fra Napoli e Milan del 27 marzo 1994. Fu una partita molto tirata e che sembrava destinata allo 0-0, un risultato che poteva andare anche bene a entrambe le squadre nell'era dei due punti per la vittoria. Ma il numero 7 azzurro non fu di quest'avviso. Al minuto 79 Di Canio si trovò da solo contro Panucci e Baresi. L’attaccante azzurro entrò in area e provò a ubriacare i due difensori con i suoi consueti dribbling. Il capitano rossonero, però, si staccò dalla marcatura, andando coprire il centro dell’area. A quel punto Di Canio riuscì a trovare lo spazio per tirare e di sinistro, da posizione defilata, superò il portiere Sebastiano Rossi con un tiro a mezza altezza che fece venire letteralmente venire giù il San Paolo. Gli azzurri tornarono alla vittoria contro i rossoneri dopo quattro anni e si lanciarono verso la conquista di un posto in Coppa Uefa che mancava dal 1989, grazie al sesto posto finale in campionato a quota 36. Lo scudetto fu vinto proprio dal Milan, in quell'ultimo torneo dell'era dei due punti per la vittoria.
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